Due parole con Tiziano Cognoni coordinatore della struttura sanitaria PKT

Due parole con Tiziano Cognoni coordinatore della struttura sanitaria PKT

Nel paddock di Busca erano presenti anche i fisioterapisti della struttura sanitaria PKT (Poliambulatorio Kinesiterapico Tesoriera) di Torino, che fa capo al direttore del Centro Simona Artuso. Tiziano Cogoni, Alessandro Catalano e Andrea Ferrero hanno messo a disposizione la loro esperienza e i loro macchinari dei piloti che ne avessero avuto bisogno. Per saperne di più abbiamo parlato con Tiziano Cogoni.

“Siamo presenti qui perché vogliamo dare supporto agli atleti, gestire situazioni di sovraccarico, di incidenti e dolori vari, in modo da rendere loro il più a posto possibile per la gara. Oltre a questo diamo la possibilità di ricevere piccoli lavori a livello di preparazione atletica e dare qualche consiglio per ridurre l’incidenza di infortuni. Siamo a disposizione di tutti i piloti e in forma totalmente gratuita”.

Avete a disposizione anche una struttura di tutto rispetto. Quasi una clinica viaggiante.
“Abbiamo una struttura mobile, praticamente un capannone gonfiabile. Portiamo dall’azienda svariate strumentazioni come tecarterapia, onde d’urto, taping; tutto quello che ci permette di ottimizzare al massimo i tempi, perché non possiamo dedicare troppo spazio a ogni paziente. Abbiamo bisogno di 5-10 minuti per sistemarlo e rimandarlo in pista al massimo. Possiamo sfruttare materiali innovativi che ci permettono di velocizzare gli interventi”.

Da quanto fate questo servizio?
“Sono già tre anni che seguiamo la Supermoto in maniera continuativa, con un turn over di fisioterapisti a seconda della gara”.

Che tipo di pilota è quello della Supermoto?
“È il paziente che qualsiasi fisioterapista vorrebbe; sono quelle persone che non mollano mai, non si lamentano, devi tirare loro fuori i sintomi con le pinze. E ti danno davvero tante soddisfazioni. Principalmente quello di cui soffrono tutti è un sovraccarico dell’avambraccio dovuto al gioco di frizione, acceleratore, freno che porta a perdere forza nelle braccia. Quello che facciamo è un lavoro per “sghisare” il muscolo e permettere una giusta irrorazione di sangue e ossigeno. Quando riescono vengono anche pre gara per un riscaldamento che permette di ritardare il più possibile questo sintomo e si accorgono che funziona. Poi che l’aspetto cadute, che comporta fenomeni distrattivi al rachide cervicale, nausea, vertigine. Siamo in grado anche di dare consigli sulla posizione di guida per limitare questo problema; chiaro che in gara non si possa mettere a frutto, ma in allenamento a casa sì”.

Cosa consigliereste ai piloti che non possono sfruttare la vostra esperienza sul campo?
“Prima di fare un qualsiasi intervento bisogna valutare in modo diretto, perché ogni tipologia di problema varia da persona a persona, quindi è molto difficile rispondere a questa domanda. Anche l’indurimento delle braccia è molto soggettivo; quello che posso dire è di riscaldare bene l’avambraccio con piccole circonduzioni del polso facendo serie da 10-20 in senso orario e antiorario e fare stretching. Quello che è importante è non mettere troppa tensione al muscolo, altrimenti si vanno a comprimere i tessuti connettivi rendendo più difficile l’afflusso di sangue. Quindi piccole tensioni, come aprire e chiudere le dita delle mani al 10% della forza in modo da andare a inibire le unità motorie più contratte guadagnando elasticità”.

Siete anche in pista con una vostra stuttura.
“Sì, supportiamo direttamente il francese Michael Amodeo (vincitore a Busca della classe S2), ma per fortuna lo abbiamo visto poco perché è un carro armato e viene da noi soltanto quando ha molto male. Lo seguiamo anche a livello tecnico, perché abbiamo una squadra corse che prende i nome di PKTeam e segue vari piloti tra cui Luca Rolle, che lavora anche con noi in ambulatorio”.



 

Leave a Comment

(required)

(required)